La lingua del terzo millennio

I social media hanno cambiato le nostre abitudini, il modo di lavorare e di rapportarci con gli altri, ma danno anche vita a neologismi dunque alla Lingua del Terzo millennio! 

Insomma, stanno incidendo profondamente sul tessuto sociale. Cartina di tornasole è la lingua: l’esigenza di dare il nome a comportamenti nuovi – nel merito o nel metodo – dà così origine a neologismi, parole nuove o significati nuovi di parole già esistenti. Alcune delle quali poi vengono accolte nei dizionari, perché entrate stabilmente nell’uso.

La lingua e la Rete

Il linguaggio della rete influenza la lingua scritta a più livelli:

  • Grammatica. Assistiamo a una profonda “desacralizzazione della grammatica italiana e quindi anche un ulteriore allontanamento della norma”  ed è in questo contesto che accenti, apostrofi, congiunzioni, pronomi soffrono a causa di un’eccessiva semplificazione della lingua.
  • Punteggiatura. A causa di questa semplificazione, la punteggiatura sta attraversando un momento di “crisi”: se da un lato punti interrogativi, esclamativi e di sospensione sono i segni maggiormente usati, il punto e virgola, da tempo poco utilizzato, ora è quasi del tutto estinto.
  • Sempre più sottile il confine tra espressione vocale e scritta: la tradizionale forma scritta vira sempre più verso forme del parlato, quando non apertamente di “slang”, influenzata dalle chat e dai post dei social network.
  • Lessico. I vocabolari si stanno arricchendo di neologismi sempre più connessi al mondo virtuale, nuove parole che sono entrate nel bagaglio lessicale quotidiano grazie alle piattaforme social.

Twittare, photoshoppare, hashtag, googlare

Il lessico ha subito una carica di “young words” provenienti dagli usi legati a Internet e ai Social Media. Eccone alcuni esempi, scelti fra le parole più diffuse nell’uso.

  • Twittare: come intuibile il termine deriva da Twitter, e significa pubblicare i propri post da 140 caratteri sulla celebre piattaforma social, per intessere conversazioni intorno a temi e notizie, e creare relazioni online.
  • Photoshoppare: prende il nome dal celebre programma per la grafica Photoshop. Con questo neologismo si intende la pratica di modificare un’immagine digitale con un programma di fotoritocco.
  • Hashtag: l’onnipresente cancelletto nato da Twitter e poi divenuto d’uso comune, non solo su altri social media come Facebook, ma anche nella lingua orale e scritta fuori dal web, in usi ironici e in registri informali. Non vi ricordate bene come e quando usarlo sui social? Date un’occhiata qui
  • Taggare: dall’inglese “tag” (‘etichetta’) è una delle funzioni principali di Facebook e rappresenta la possibilità di citare un proprio amico in una foto o in un post.
  • Selfie: protagonista indiscusso di questi ultimi anni, è il vecchio e caro autoscatto, aggiornato all’era digitale… per Narcisi contemporanei!
  • Emoji: le faccine gialle diventate famose e di utilizzo generalizzato soprattutto grazie al servizio di messaggistica WhatsApp. Il termine è entrato nel linguaggio quotidiano in modo così pervasivo, da essere eletto parola dell’anno nel 2015 dalla Oxford University Press (casa editrice dell’omonima università).
  • Gif: acronimo di Grapichs Interchange Format, sono immagini digitali animate sempre più utilizzate sui social.

I neologismi di domani

Abbiamo fatto una breve incursione tra alcune delle parole “nate ieri” in Rete che hanno già conquistato un posto nei vocabolari e, soprattutto, nel nostro linguaggio. Con la velocità del cambiamento a cui ormai siamo avvezzi, siamo sicuri che domani ci saranno altre parole da aggiungere alla lista. Perché la lingua, si sa, è forma in movimento, capace di rinnovarsi e innovarsi per dare “voce” a nuove esperienze ed esigenze di comunicazione. E se vi troverete di fronte a usi lessicali nuovi, potrete sempre googlare per scoprirne il significato.

FONTE

 

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